Accessibilità digitale: obblighi per le aziende
29.08.2025

Accessibilità digitale: obblighi per le aziende

Cosa significa accessibilità digitale sul lavoro

Con accessibilità digitale si intende la possibilità, per ogni persona, di utilizzare strumenti informatici e digitali in maniera efficace e autonoma. Questo riguarda software, piattaforme aziendali, documenti interni, intranet e persino applicazioni utilizzate per la comunicazione quotidiana.

L’accessibilità digitale non è soltanto una buona prassi di inclusione, ma un obbligo normativo che interessa direttamente le aziende italiane ed europee. La normativa, infatti, impone di rendere fruibili le tecnologie digitali anche da chi utilizza strumenti assistivi, con impatti significativi sull’organizzazione del lavoro e sulle soluzioni adottate dalle imprese.

 

Quadro normativo di riferimento

L’architettura normativa che disciplina l’accessibilità digitale in Italia si fonda su tre pilastri:

  1. Legge Stanca (Legge 4/2004): primo riferimento nazionale in materia, impone alla Pubblica Amministrazione – e in alcuni casi a soggetti privati – l’obbligo di garantire l’accessibilità di strumenti informatici, siti web e applicazioni.

  2. European Accessibility Act (EAA) – D.Lgs. 82/2022: a partire dal 28 giugno 2025, le aziende che immettono sul mercato prodotti e servizi digitali (es. software, piattaforme, app, sistemi di pagamento elettronico) dovranno rispettare requisiti europei uniformi di accessibilità.

  3. Soggetti destinatari: oltre alle PA, gli obblighi si applicano anche a imprese private che erogano servizi digitali rilevanti. Sono previste deroghe per microimprese e casi di onere sproporzionato, ma solo se adeguatamente motivati e documentati.

 

Obblighi normativi per le aziende

Dal 28 giugno 2025, con l’entrata in vigore dell’EAA, le imprese sono tenute a:

  • Assicurare che siti web, intranet e piattaforme aziendali rispettino le linee guida WCAG (Web Content Accessibility Guidelines) almeno al livello AA. L’adeguamento comprende elementi come testi alternativi per le immagini, navigazione da tastiera, contrasti cromatici adeguati e sottotitoli nei contenuti audiovisivi;

  • rendere accessibili non solo i portali pubblici, ma anche gli strumenti di lavoro quotidiano, come gestionali, CRM, ERP e piattaforme HR. Ciò comporta, ad esempio, la compatibilità con screen reader e la possibilità di personalizzare le interfacce;

  • garantire che documenti digitali e comunicazioni interne siano fruibili anche da chi utilizza screen reader, ingranditori o comandi vocali;

  • prevedere soluzioni alternative nei casi in cui i processi non possano essere completamente digitalizzati.

 

In Italia, resta applicabile anche la Legge Stanca (L. 4/2004), che pur nata per la Pubblica Amministrazione ha effetti rilevanti anche per i privati. La legge infatti definisce i “requisiti tecnici di accessibilità” e, dopo le modifiche del 2013 e del 2021, ha rafforzato la convergenza con gli standard europei e internazionali. In prospettiva, l’EAA fungerà da cornice generale, mentre la Legge Stanca continuerà a essere il riferimento operativo per verifiche e controlli in Italia.

 

Buone pratiche aziendali per favorire l’accessibilità

Oltre al rispetto degli obblighi, le imprese possono distinguersi adottando soluzioni inclusive, quali:

  • Formazione del personale IT e HR sugli strumenti digitali accessibili;

  • verifiche periodiche della compatibilità dei sistemi aziendali con tecnologie assistive;

  • redazione di documenti accessibili, evitando barriere come immagini senza descrizione o file non leggibili;

  • coinvolgimento diretto dei lavoratori con disabilità nei processi di valutazione e miglioramento delle soluzioni digitali.

 

Sanzioni e responsabilità

Il mancato rispetto degli obblighi in materia di accessibilità digitale può comportare conseguenze rilevanti per le aziende:

  1. Sanzioni amministrative: l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) può applicare multe ai soggetti pubblici e privati inadempienti agli obblighi della Legge Stanca.

  2. Responsabilità civile e risarcitoria: il D.Lgs. 216/2003 vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata sulla disabilità. Un lavoratore che non possa accedere a strumenti digitali aziendali può quindi agire per discriminazione e ottenere un risarcimento.

  3. Azioni legali dal 2025: con l’entrata in vigore dell’EAA, lavoratori e consumatori potranno promuovere azioni contro le imprese che non adeguano i propri servizi digitali. È prevista anche la possibilità di richiami, ritiri dal mercato e sospensione della commercializzazione dei prodotti non conformi.

 

 

Sei un’azienda e vuoi saperne di più sull’applicazione della Legge 68/99? Contattaci.

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